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didattica2026-08-02T14:44:10+02:00

Durante il corso di percussioni tradizionali africane verranno presentati i diversi stili e modi di suonare che caratterizzano i ritmi appartenenti ai paesi del West Africa, ognuno col suo significato e la sua tradizione.
Per padroneggiare quest’arte, il praticante sarà seguito in un percorso che lo porterà a “centrare” se stesso nella pulsazione insita in ogni ritmo. Questo lo metterà costantemente alla prova nel corso della pratica portandolo ad avere il famoso “ritmo nel sangue”.
Le poliritmie tradizionali che si affronteranno creeranno un reticolato ritmico che preparerà l’allievo ad affrontare qualsiasi stile moderno, in più accrescerà la spiritualità musicale e l’essere un tutt’uno con gli altri, prerogativa che spesso manca nelle civiltà occidentali.
I ritmi tradizionali che verranno presentati durante il corso di percussioni tradizionali africane sono conosciuti a livello internazionale, ciò permette, anche in caso di lingua e contesti socioculturali diversi, di interagire con altri percussionisti nel mondo creando un ponte di comunicazione molto potente.
Questa musica nasce in particolar modo per la danza, i musicisti accompagnano tutt’ora i passi che i ballerini eseguono nei vari rituali, alcuni particolari come la circoncisione, altri della vita di tutti i giorni, come la pesca o il raccolto nei campi. Verrà affrontato nel percorso anche questo aspetto, fondamentale anche nell’uso moderno di quest’arte.

OBIETTIVI FORMATIVI E DIDATTICI
– Formare un gruppo unito composto da studenti.
– Sviluppare nell’allievo la capacità di relazionarsi con la pratica di gruppo e
di gestire le relazioni interpersonali.
– Sviluppare delle strategie individuali e di gruppo per il mantenimento
della concentrazione e la qualità dell’ascolto reciproco.
– Sviluppo di un bagaglio di gesti musicali individuali e collettivi seguendo
tempi differenti.
– Prime esperienze da parte degli allievi nello sviluppo di un codice
gestuale di direzione condiviso.
– Sviluppo del linguaggio: costruzione del vocabolario e importanza delle
“frasi”, pause, accenti, montaggio del discorso, coerenza espressiva e
attenzione agli interlocutori.
– Voce al centro: esercizi per impadronirsi del linguaggio quindi rapporto
sillabe/suono.
– Pensiero – elaborazione – azione: la mente, attraverso la voce, muove ed
educa il corpo: esercizi di educazione alla sinergia.
– Musica come linguaggio, formazione del “database”, tecnica come
potenziamento del canale espressivo.
– Poliritmia – indipendenza nell’ascolto: esercizi di poliritmia : ascolto le
parti comuni, imparo ad ascoltare l’interpretazione delle pause (imparo ad
ascoltare cosa fanno gli altri durante le mie pause).
– Sviluppo della tecnica espressiva: ricerca dei suoni, indipendenza degli
arti, lavoro sulla velocità, sulla forza, sulla leggerezza.
– Sviluppare la capacità di respirare in modo corretto mentre si suona.
– Sviluppare la capacità di convogliare l’energia sullo strumento.
– Sviluppare la capacità di suonare all’unisono insieme agli altri.
– Sviluppare competenze tecniche che permettano al gruppo di creare una
performance musicale, nello specifico canzoni tradizionali africane.
– Pratica dell’improvvisazione libera.
– Sviluppare la capacità, individuale e di gruppo, di affrontare un pubblico.

METODOLOGIA
La lezione si aprirà con dei giochi ritmico-ludici che si baseranno sulla percezione dello spazio, del proprio corpo e l’uso della voce. La danza e la musica africana sono fondate su un costante dialogo tra le percussioni e il corpo. Attraverso il gioco, verranno introdotti i ritmi delle canzoni tradizionali. Ogni ritmo o canzone sarà l’occasione per stimolare la curiosità e spiegare in quali occasioni e contesto sociale sono associate in Africa. L’insegnante spiegherà e illustrerà la provenienza, i materiali con cui sono fatti, le leggende e le storie legate all’origine degli strumenti. Racconterà delle feste tradizionali e di come, sin da bambini in Africa si apprende, nel naturale contesto sociale, la musica, il canto, la danza.
Metodologicamente è importante porsi (e proporre) degli obbiettivi velocemente raggiungibili, procedere a piccoli passi (riconoscibili come traguardi) che diano un senso facilmente leggibile al percorso, che si propongano anche come momenti di appagamento per non permettere all’ego di trovare vie di fuga alle prime difficoltà.

FINALITA’
Il laboratorio si pone delle finalità individuali come ad esempio lo sviluppo della capacità di coordinazione motoria e ritmica, lo sviluppo di forme di comunicazioni non verbali e finalità sociali come la promozione di atteggiamenti di integrazione, rispetto e accettazione delle differenze e lo stimolo di una curiosità ed un interesse verso le tematiche di integrazione, socializzazione e conoscenza di culture diverse, senza dimenticare la comprensione, grazie alle percussioni, dell’importanza del gruppo e del lavoro di squadra per raggiungere un obiettivo. Il corso inoltre ha una finalità preventiva rispetto ai disagi comunicativi e relazionali tanto a livello individuale quanto a livello di gruppo classe in quanto la musica è uno strumento di comunicazione, espressione e scambio che non conosce differenze tra le persone. La scoperta di nuove culture attraverso la musica consente al bambino e all’adulto di avvicinarsi con semplicità a tematiche che spesso possono essere conflittuali in contesti sociali a volte difficili.

Strumenti

DJEMBE:

Il djembe è uno strumento pieno di fascino per la sua grande capacità di creare ritmi suggestivi, proprio per questo motivo, è diventato popolare in tutto il mondo: sono tanti gli artisti nell’industria musicale che hanno voluto esplorare i suoi suoni ed attualmente, è uno degli strumenti più versatili in assoluto. Il djembe, è uno strumento a percussione, ma a forma di calice, che ha una ricca storia di circa 3000 anni. Una delle ipotesi più diffuse è che provenga dal Mali (un tempo, la regione del Wosolo) e la sua diffusione sia avvenuta soprattutto nei primi mille anni D.C.
Utilizzato anticamente per trasmettere messaggi a distanza, questo strumento di comunicazione sociale ha accompagnato, ed accompagna ancora oggi, i rituali e le danze della tradizione dell’Africa Occidentale: è ritenuto, infatti, molto importante nelle varie tribù ed è avvolto ancora da un’aurea decisamente sacra. Nella musica tradizionale africana non è solo una forma di intrattenimento, ma è una parte integrante della vita comunitaria e culturale di tutti i giorni.
La sua diffusione si fa coincidere col periodo del colonialismo. In particolare furono i francesi che lo fecero conoscere al mondo intero, promuovendone lo studio.
Il djembe ha un design davvero particolare che gli permette di produrre, attraverso dei colpi con le mani, una vasta gamma di toni, da quelli bassi a quelli più acuti. A differenza della maggior parte dei cosiddetti membranofoni, i quali sono efficienti solo su una gamma ristretta di frequenze, il djembe è, infatti, in grado di riprodurre sonorità molto potenti, sia nelle frequenze basse, sia in quelle medie ed alte. Questa sua capacità è dovuta in particolare alle caratteristiche del suo corpo. Esso è a calice, la sua superficie interna è levigata, mentre la sua testa è realizzata solitamente con pelle di capra o pelle di mucca molto sottili: questo contribuisce alla profondità ed alla ricchezza del timbro di questo affascinante strumento africano.

I TAMBURI BASSI: KENKENI, SANG BAN E DUNDUN NELL’ORCHESTRA TRADIZIONALE DI PERCUSSIONI AFRICANE

I tamburi bassi sono alla base delle strutture ritmiche in esecuzione e della progressione delle evoluzioni della danza che stanno “accompagnando”.
La ritmica di base su cui si inseriscono gli altri strumenti è il frutto di una poliritmia complessa che si instaura tra le pelli e le campane di DUNDUN, SANG BAN e KENKENI, in rapporto tra loro come in un dialogo continuo fatto di domande, risposte e frasi ridondanti. Le voci dei tre strumenti sono paragonabili per metafora alle voci di padre, madre e bambino , messe in buffa relazione usando lo stereotipo della famiglia chiaccherona:

KENKENI – tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono acuto, si suona con un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato). Tamburo dalla voce “squillante” è paragonabile al bambino non solo per tonalità ma anche per la “caratteristica” tipica dei bimbi nella “fase dei perchè”: canta ripetutamente e instancabilmente una specifica frase (che riporta melodicamente all’interno del ritmo la regolarità della pulsazione sottostante).

SANG BAN – tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono medio, si suona con un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato). Tamburo dal tono “medio” è paragonabile alla madre.

DUNDUN – tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono grave, si suona un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato). Tamburo dal tono “grave” è paragonabile al padre.
Madre e padre (SANG BAN e DUNDUN) sono in rapporto continuo attraverso una serie ciclica (ma con numerosi elementi di variazione) di domande e risposte che caratterizzano ogni ritmo con una melodia specifica sulla quale entrano in dialogo diretto con il “solista DJEMBE”.

SHEKERE DJABARA

Lo shekere è uno strumento a percussione utilizzato soprattutto nella musica Mandingo dell’Africa occidentale, così come a Cuba e in Brasile ed è anche chiamato “Djabara”. Lo shekere è uno strumento musicale che viene dall’Africa dove viene chiamato “onichekere”.Lo shekere è costituito da una zucca, svuotata e lasciata essiccare per mesi. La zucca viene poi levigata e rivestita da una retina a maglia quadrangolare, ai cui vertici sono annodate perline, conchiglie, sassolini, semi o simili. Si suona percuotendolo, scuotendolo, agitandolo o frizionandolo tra le mani.Lo si suona durante le feste e le
cerimonie religiose di origine yoruba.

KRIN

Il “krin” è ricavato da un unico tronco di legno cilindrico, scavato all’interno.
Presenta 3 fessure sulla parte lunga che vengono percosse con 2 bacchette di legno.
Le dimensioni sono molto varie, da molto grande a piccolo, a seconda dell’etnia di provenienza.
Può essere strumento solista o di accompagnamento e può marcare la danza.
Il suono, molto particolare, riproduce i rumori della foresta.